Quellen diede una lunga occhiata agli alberi verdi che si piegavano sotto il peso delle fronde. Guardò malinconicamente le due stanze spaziose, il portico lussuoso, la vista senza ostacoli. Per un momento, ora che stava per perdere tutti, gli sembrò quasi delizioso persino il ronzio delle mosche. Diede un’ultima occhiata, ed entrò nello stat.

Uscì nel minuscolo appartamento per gli appalachiani della Classe Tredici, dove tutti credevano che lui abitasse. Con movimenti rapidissimi si liberò degli abiti da campagna e indossò l’uniforme da lavoro, tolse il radion con la scritta Non disturbare dalla porta, e Joe Quellen, proprietario di un illegale nido intimo nel cuore di una riserva sconosciuta africana, si trasformò in Joseph Quellen, CrimineSec, difensore della legge e dell’ordine. Poi prese un mezzo rapido e andò in centro per parlare con Koll, attanagliato dalla paura.

Quando entrò, lo stavano aspettando. Il piccolo Koll, con il naso aguzzo che lo faceva sembrare un enorme roditore, era seduto di fronte alla porta e studiava un fascio di minifogli. Spanner era dall’altra parte, con il collo taurino chino su altri memorandum. Quando entrò Quellen, Koll tese la mano verso la parete e aprì il bocchettone dell’ossigeno, facendone entrare una quantità sufficiente per tre.

— Ci ha messo parecchio tempo — disse Koll, senza alzare la testa.

— Chiedo scusa — mormorò Quellen. — Dovevo cambiarmi.

— Qualunque cosa facciamo, non cambierà niente — disse Spanner, come se non fosse entrato nessuno. — Quel che è successo è successo, e non possiamo cambiarlo.

— Si sieda Quellen — disse Koll. Poi, rivolgendosi a Spanner, rispose: — Credevo che ne avessimo già discusso. Se c’intromettiamo, scombineremo tutto. Sono passati quasi mille anni, causeremmo una grande confusione.



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