
Quellen sospirò di sollievo. Qualunque cosa li preoccupasse, non era il suo nascondiglio clandestino in Africa. Guardò più attentamente i superiori, ora che i suoi occhi non erano più appannati dalla paura. Evidentemente stavano discutendo da un po’. Koll era il più profondo dei due, pensò, ma Spanner aveva più potere.
— Sta bene, Koll. Sono disposto ad ammettere che scombinerà il passato. Lo riconosco.
— Bene, è già qualcosa — disse Koll.
— Non m’interrompa. Sono ancora dell’idea che dobbiamo farlo smettere.
Koll fissò Spanner e Quellen si accorse che l’unica ragione per cui teneva a freno la collera era proprio la sua presenza. — Perché, Spanner, perché? Se lasciamo che la cosa continui, manteniamo la situazione così com’è. Se ne sono già andati quattromila, e rappresenta soltanto una goccia. Guardi… qui dice che nei primi tre secoli ne arrivò più di un milione, e poi le cifre continuarono ad aumentare. Pensi alla popolazione che stiamo perdendo! È meraviglioso! Non possiamo permetterci di tenere qui quella gente quando abbiamo la possibilità di sbarazzarcene. E quando la storia afferma che ce ne siamo sbarazzati.
Spanner grugnì e studiò le minischede che aveva in mano. Lo sguardo di Quellen passò fulmineamente da un uomo all’altro.
— Sta bene — disse lentamente Spanner. — Sono d’accordo, è una gran bella cosa continuare a perdere tutti quei proletari. Ma credo che ci stiano anche imbrogliando. Ecco la mia idea: dobbiamo lasciare che continui così, dice lei, altrimenti altereremmo il passato. Non discuto, dato che sembra così sicuro. Inoltre, lei pensa che sia un’ottima cosa usare questa faccenda come sistema per riprodurre la popolazione. Sono d’accordo anche in questo. Il sovraffollamento non piace più di quanto piaccia a lei, e riconosco che la situazione ha raggiunto un livello ridicolo, al giorno d’oggi. Ma… d’altra parte, il fatto che qualcuno abbia un’organizzazione di viaggi nel tempo a nostra insaputa è immorale e peggio, e bisogna fermarlo. Cosa ne dice, Quellen? È il suo campo, lo sa bene.
